Le canzoni

Questa pagina raccoglie i testi ufficiali delle canzoni del mio album.

Un modo per scoprire più da vicino il lavoro di scrittura e l’universo poetico che accompagna ogni brano.





Io non dimentico



Testo:

Io non dimentico quello che hai fatto per me. Quando di notte ti mettevi a lavorare sulle scale di casa, seduta al buio senza far rumore. E al mattino poi quanti segni sul tuo viso.

Io non dimentico che la mia vita la devo a te, che hai fatto di tutto perché fossi quel che sono. Io rimango stupito di fronte alla forza e al coraggio che hai. E mi chiedo ogni giorno che passa ” ma come fai.”!? Io non dimentico da dove vengo perché sono parte di te e tu lo sai.

Io non dimentico tutto l’amore che hai dato a me, anche se adesso siamo lontani. Io ti penso sempre soprattutto al calare del sole e rimango un po’ triste di non poterti abbracciare. Io non dimentico la tua tristezza quando io partii. Anche che sempre lontani, ti voglio bene.

Descrizione:

Questo testo trasmette un amore profondo e pieno di riconoscenza verso una madre o una figura materna.
Parla della memoria, del sacrificio e del legame che resiste anche alla distanza.
L’immagine della donna che lavora di notte “sulle scale di casa, seduta al buio senza far rumore” è molto forte e cinematografica: mostra una persona umile, stanca, ma capace di sacrificarsi in silenzio per il bene di chi ama. I “segni sul viso” al mattino rappresentano tutta la fatica della vita portata con dignità.
Il ritornello “Io non dimentico” dà al testo una grande forza emotiva. È come una promessa: non dimenticare le proprie radici, l’amore ricevuto e tutto ciò che è stato fatto per lui.
C’è anche molta ammirazione:
“rimango stupito di fronte alla forza e al coraggio che hai”
Questa frase rende la persona amata quasi eroica, ma in modo semplice e umano.
La seconda parte è più malinconica. La distanza crea nostalgia, soprattutto:
“al calare del sole”
che è un’immagine molto poetica e visiva. Si sente la mancanza fisica dell’abbraccio, ma anche il bisogno di mantenere vivo il legame nonostante il tempo e la lontananza.



Prova a indovinare

Testo:

Chi è che mi fa sognare di più !?  questa sei tu ! Luna in mezzo al mare. Cos’è che mi fa volare così, ogni di !? Stella polare, brilli sempre più. Rimango sempre affascinato da te. Anche se il tempo passa, vola, ma non passa mai per te. Sai che!? Quella luce dentro di te ha acceso me.  Fiamma in mezzo al cuore, cuore matto per te.

Rimango sempre affascinato da te, e soprattutto quando indossi quella gonna a fiori che piace a me. Chi è che mi fa impazzire così ogni di !? Musica tonale , prova a indovinare. Chi è quella donna che è entrata in me e non può più uscire !? Bella da morire,  prova a indovinare…sei sempre tu.

Descrizione:

Il testo ha un’atmosfera completamente diversa: qui domina l’innamoramento, la meraviglia e il fascino verso una donna vista quasi come una luce capace di illuminare la vita del protagonista. Le immagini “Luna in mezzo al mare”, “Stella polare” e “Fiamma in mezzo al cuore” creano un universo romantico, luminoso e molto mediterraneo. Sono metafore semplici ma efficaci, perché trasmettono immediatamente l’idea di una presenza che guida, scalda e fa sognare.
La frase “Anche se il tempo passa, vola, ma non passa mai per te” ha un sapore molto melodico e pop italiano, quasi da ritornello destinato a restare in testa. Il testo alterna immagini poetiche a dettagli concreti come “quella gonna a fiori che piace a me”, elemento molto bello perché rende l’amore più reale e vissuto. Non è più soltanto un ideale romantico, ma una persona vera, con dettagli che restano impressi nella memoria.
C’è anche una forte dimensione passionale nelle frasi “Chi è quella donna che è entrata in me e non può più uscire” e “cuore matto per te”, dove l’amore diventa qualcosa di totalizzante, quasi impossibile da controllare. Il tono generale è spontaneo, diretto e molto cantabile, vicino alla tradizione romantica italiana.



Nun me guarde chiù

Testo:

Saje, che fai!?   Nun rimmanè sott ‘o purton ca si chiove l’acqua addeventa mare e tu putisse affunnà. Dai, viene cà!  Ca te faccio ‘na tazzulella ‘e cafè cu nu poco ‘e addore ‘e core pe’ te,  sule pe’ te.

Io te veco tutt’ ‘e juorn passà pe’ cà,  ma tengo scuorno a te dicere… a te dicere ca io voglio bene a te. Core che fai!?  Mò t’o dice over  ca io me songo ‘nnammurato ‘e te pecchè chiù doce nun c’è.

Io te guardo tutte ‘e sere ngopp ‘o balcon, ma tengo scuorno ‘e sapè…  ‘e sapè si tu vuò bene a me.  Core che fai!?  Nun rimmanè ngopp ‘o balcon ca na femmena accussì nun po’ aspettà a me.

E saglie cà ca te voglio dà nu vase. Io te voglio tantu bene e tu… nun me guarde chiù!

Descrizione:

Questa canzone racconta un amore semplice, timido e profondamente napoletano, fatto di piccoli gesti quotidiani, emozioni sincere e parole che escono dal cuore.
Il protagonista osserva ogni giorno la donna che ama passare sotto casa, ma la paura e la vergogna gli impediscono di confessarle subito i suoi sentimenti.
L’atmosfera è calda e romantica: la pioggia, il portone, il balcone e la “tazzulella ‘e cafè” diventano simboli di intimità, protezione e amore autentico. Il caffè preparato “cu nu poco ‘e addore ‘e core” rappresenta un sentimento puro, semplice ma intenso, dedicato soltanto a lei.
Nel testo si sente tutta la dolcezza dell’attesa e dell’innamoramento: lui la guarda ogni sera dal balcone, sogna un suo sguardo, un segno, un amore ricambiato. Ma insieme alla dolcezza c’è anche la paura di perdere quell’occasione, perché una donna così “nun po’ aspettà”.
Il finale è pieno di malinconia e desiderio: lui trova finalmente il coraggio di chiamarla vicino per darle un bacio e confessarle tutto l’amore che prova, ma lei ormai sembra distante, quasi irraggiungibile.
È una canzone che parla di amore vero, timidezza, nostalgia e di quei sentimenti che spesso restano sospesi tra ciò che si prova e ciò che non si riesce a dire.



Tutte ’e cose

Testo:

Ah che bella Napoli che sotto il balcone  ci sta una canzone e unʼimmensità  che un altro posto non ha. Con la tarantella  e la canzuncella trovi tutto un mondo che ti aiuterà  a vivere cumpà!

Se ci penso ogni giorno é un colore di un dipinto che  viene dal suo mare.

Ah che meraviglia tutti i suoi odori  di spaghetti alle vongole e babbà. A chi vuo’ mbruglià? Dal teatro alla musica  tutt’ ‘e cose venene da ca. Amo alla follia questa città.

Ah che bella Napoli  la sua grande storia  piena di primati e mille civiltà. L’anema nun é cagnata! E che grande lingua, sembra ninna nanna,  se l’ascolti tanto poi te vai a cuccà. Jamme bell ja! Una musa per i viaggiatori di tutte le città mammà chiù nisciun  te scordarrà !

Ah che bella Napoli, vento di passione, espressioni cha accarezzan l’anima, sembra musica. E tra un viavai, non ti perderai, non demordere una voce si alzerà « E passà a cca »

Quanto garbo che t’illumina come un film al cinema ! Mammà chiù nisciun  te scordarrà !

Descrizione:

Questo testo è una vera dichiarazione d’amore per Napoli, raccontata con nostalgia, orgoglio e calore popolare. La canzone dipinge Napoli come un luogo unico al mondo, dove musica, mare, tradizioni e umanità si fondono in un’atmosfera quasi magica.
Attraverso immagini semplici ma molto evocative — il balcone con la canzone, la tarantella, gli odori degli spaghetti alle vongole e del babbà — il testo trasmette tutta l’anima viva e autentica della città. Non parla soltanto della sua bellezza estetica, ma soprattutto dell’energia umana e culturale che la rende speciale: una città che accoglie, consola e insegna a vivere.
La lingua napoletana viene descritta come dolce e musicale, quasi una “ninna nanna”, simbolo di identità e appartenenza. Anche i riferimenti alla storia, ai primati e alle civiltà mostrano una Napoli fiera delle proprie radici, che non ha mai perso la sua anima nonostante il passare del tempo.
Il ritornello “Ah che bella Napoli” funziona come un grido affettuoso e popolare, pieno di meraviglia e passione. Il testo alterna leggerezza, immagini quotidiane e sentimento profondo, creando una canzone calorosa, cinematografica e molto visiva, capace di far sentire il profumo, il suono e il cuore della città.



La tua voce

Testo:

Provo a bere un caffè che mi svegli dopo una lunga notte di tormento. Non dormo più perché penso alla vita che va e che porta tante difficoltà. E mi stanca, vorrei andare in vacanza

su mari, oceani…scovare dove c’è più umanità perché qui non ci sta. Bevo un altro caffè e malgrado sia una bella giornata, ma  stonata, non si ci accorda mica!

Vorrei ci fosse tanta poesia e senza ipocrisia né malvagità.

Voglio bere un caffè ma dal gusto dolce che mi risvegli la giornata, che sia più appassionata. Voglio bere con te, infinitamente voglio sentire la tua voce,  si la tua voce.

Descrizione:

Questo testo racconta un momento di stanchezza interiore e di riflessione sulla vita, usando il caffè come simbolo di risveglio emotivo, conforto e speranza. Dietro un’immagine quotidiana e semplice si nasconde una profonda malinconia: il protagonista vive notti tormentate, fatica a dormire e sente il peso delle difficoltà della vita moderna.
Il desiderio di “andare in vacanza su mari, oceani” non sembra soltanto un bisogno di partire fisicamente, ma soprattutto la ricerca di un luogo più umano, sincero e meno freddo. C’è una forte critica alla mancanza di umanità e all’ipocrisia del mondo attuale, percepito come dissonante e “stonato”, incapace di accordarsi con i sentimenti veri.
La canzone però non rimane nella tristezza totale: lentamente emerge il desiderio di dolcezza, poesia e amore. Il “caffè dal gusto dolce” diventa una metafora di una vita più autentica e appassionata, mentre la presenza dell’altra persona rappresenta un rifugio emotivo capace di ridare senso alle giornate.
Il finale cambia atmosfera: dalla solitudine si passa al bisogno di vicinanza e connessione profonda. “Voglio sentire la tua voce” è una frase semplice ma molto intensa, che trasmette il bisogno umano di affetto, presenza e comprensione.
Nel complesso il brano comunica:
malinconia e stanchezza emotiva,
critica alla freddezza del mondo,
bisogno di umanità e sincerità,
desiderio di evasione,
ricerca di amore e dolcezza quotidiana.
Ha un’atmosfera intima, notturna e riflessiva, quasi da canzone jazz-pop o cantautorale, dove piccoli gesti quotidiani diventano simboli di emozioni molto profonde.





Oh mamma il gallo

Testo

Oh mamma un cane! Non lo guardo, se lo guardo, poi mi guarda e chi lo sa. Mi farà male, E se corro, mi rincorre e non so perché lo fa! Non cʼé bisogno di fare cosí! Il cane morde solo chi…

Oh mamma un gatto, non lo guardo, se lo guardo, poi mi guarda e chi lo sa! Mi farà male, e se corro, mi rincorre e non so perché lo fa! Non cʼ é bisogno di fare cosi! Il gatto graffia solo chi..

Solo chi passeggia senza far rumore, perché il gatto se ti acchiappa , sai che ti fa!?Una grande mossa che a terra  poi ti stenderà. E se il gatto, poi chiama suo fratello, tu non sai nemmeno che succederà! In una macchina infernale tutto si trasformerà ed il gatto con fierezza poi se ne andrà

Oh mamma un bue, non lo guardo, se lo guardo, poi mi guarda e chi lo sa! Mi farà male, E se corro, mi rincorre e non so perché lo fa! Non cʼé bisogno di fare cosí! Il bue punta solo chi…

Oh mamma un gallo,non lo guardo, se lo guardo poi mi guarda e chi lo sa! Mi farà male e se corro, mi rincorre e non so perché lo fa. Non cʼ é bisogno di fare cosi Il gallo lascia stare chi… chi passa sempre dritto e abbassa la testa, perché il gallo é malandrino e non gli va che un passante guardi la sua donna con malignità. Se il gallo  poi ti farà cantare, con una piuma dʼala poi ti stenderà! Non resistere alla sua carica Madonna, per carità! Che quello se si incazza sai come ti fa!?

Oh mamma un uomo, se lo guardo, lui mi guarda e un sorriso già mi fa. Sarà gentile, non lo temo perché son sicuro che non morderà. E’ proprio vero che gli uomoni, non hanno zanne come I caniiiiii.

Descrizione:

Questo testo usa l’ironia, il gioco e l’assurdo per raccontare le paure istintive e il modo in cui spesso immaginiamo il pericolo anche dove forse non esiste davvero. Attraverso una serie di animali — cane, gatto, bue e gallo — il brano costruisce una specie di filastrocca teatrale e comica, dove ogni incontro diventa una piccola avventura esagerata e surreale.
Il ritornello ripetitivo (“non lo guardo, se lo guardo, poi mi guarda…”) crea un effetto infantile e divertente, quasi da canzone popolare o cartoon musicale. Dietro l’umorismo si sente però anche il tema della diffidenza: la paura di essere inseguiti, attaccati o giudicati semplicemente per uno sguardo. Ogni animale rappresenta un carattere diverso: il cane aggressivo, il gatto furbo e vendicativo, il gallo geloso e malandrino, il bue impulsivo. Tutti vengono descritti in modo caricaturale e teatrale, con immagini molto visive e dinamiche.
La parte del gatto e del gallo è particolarmente fantasiosa: il testo diventa quasi cinematografico, pieno di scene esagerate, inseguimenti e “mosse” improbabili, creando un’atmosfera tra comicità e nonsense. Sembra quasi una favola moderna raccontata con il linguaggio di una canzone leggera e ritmata.
Il finale cambia improvvisamente tono e introduce l’uomo. Dopo aver temuto tutti gli animali, il protagonista conclude in modo ironico che gli uomini, almeno apparentemente, sembrano più rassicuranti e innocui. La chiusa “non hanno zanne come i cani” è divertente ma lascia anche una doppia lettura: può essere ingenua e tenera, oppure sarcastica, come se il vero “morso” umano fosse meno visibile ma non per questo inesistente.
Nel complesso il testo ha un’anima giocosa, teatrale e satirica, con un ritmo che ricorda le canzoni umoristiche italiane, le filastrocche popolari o certi brani cabarettistici.




Su quel treno

Testo:

Oh mia cara ! Ma quanto tempo passerà prima che il vento ritorni fra di noi ! Su quel treno, tutti dormivano ma tu insieme a Massimo cantavi l’allegria. Cosi’ candida e intonata, mentre la sera si copriva.

Ma tu non ti perderai in mezzo a tanta gente che c’é fra noi. Tu non sai che per sempre resterai nei miei pensieri stanchi di nostalgia. Sapessi ritrovare la fantasia ! E diventare inutile per un momento  quando so che quel treno mai più rivedro’.

Loredana, sembre che il cielo si aprirà, mentre una rondine svolazza sulla città.

Ma tu , non ti perderai ! Basta un grido in fondo all’anima! Maledetto mondo che ci porterà lontano fino ai margini della via, che giunge alla grande armonia ! E accorgersi che in fondo é stato un momento e chissà ! Se quel treno mai più tornerà !

Descrizione:

Questo testo è una sorta di racconto poetico sospeso tra memoria, nostalgia e immaginazione, dove il “treno” diventa il simbolo centrale del passaggio della vita e degli incontri che cambiano le persone.
La scena iniziale è molto visiva: un viaggio in treno in cui le persone dormono, mentre una ragazza (Loredana) appare viva, luminosa, quasi fuori dal tempo, mentre canta con naturalezza. Lei rappresenta un momento di leggerezza e bellezza dentro un contesto ordinario e un po’ stanco.
Poi il testo si sposta su un piano più interiore: il narratore sente che quella persona resterà nei suoi pensieri come una presenza fissa, legata alla nostalgia e al rimpianto. Non è solo un ricordo, ma qualcosa che continua a vivere dentro di lui, anche se il momento è già passato.
Il “treno” diventa quindi metafora del destino: passa, porta via le persone, crea incontri brevi ma intensi che non si ripetono più. L’idea che “quel treno mai più rivedrò” rafforza il senso di irripetibilità di quell’attimo.
Nella parte finale emerge una tensione tra dolore e speranza: il mondo viene visto come qualcosa che separa e allontana, ma allo stesso tempo c’è ancora una voce interiore che dice che basta un gesto, un grido dell’anima, per non perdere del tutto ciò che è stato.
La rondine e il cielo che si apre introducono una luce di libertà e possibilità, quasi come se quel ricordo potesse trasformarsi in qualcosa di più grande, spirituale o universale.
In sintesi, è un testo sulla nostalgia di un incontro fugace, visto come un “momento perfetto” che il tempo ha portato via, ma che continua a vivere come emozione e immaginazione.




Quando si fa sera

Testo:

Quando si fa sera affiorano ricordi, come scintille di Natale, accendono la mia mente.

Quando si fa sera, a volte la tristezza rende miseria la notte, che notte poi non sarà.

E siamo fragili, come onde sulla spiaggia che svaniscono e poi… rimane solamente spuma.Quando si fa sera cerco sempre di trovare un’astro che mi guardi, come mi guardavi tu.

E siamo fragili, come arcobaleni che appaiono nel cielo e poi ci lasciano colori, solo per un breve istante.Quando si fa sera, è una pagina di un libro che non potrò mai più leggere. La notte prima o poi finirà.

Descrizione:

Questo testo racconta la malinconia dei ricordi e la fragilità delle emozioni che emergono soprattutto quando arriva la sera, quel momento in cui il silenzio lascia spazio ai pensieri più profondi.
La sera diventa il simbolo della memoria e della nostalgia: i ricordi riaffiorano improvvisamente “come scintille di Natale”, immagini luminose e delicate che illuminano la mente ma allo stesso tempo fanno sentire l’assenza di ciò che non c’è più.
Nel brano si percepisce una grande sensibilità emotiva. La tristezza trasforma la notte in qualcosa di pesante e vuoto, quasi interminabile. Le metafore delle onde, della spuma e degli arcobaleni esprimono la fragilità della vita e dei sentimenti: tutto appare intenso e bellissimo, ma dura soltanto un attimo prima di svanire.
Il ricordo della persona amata è ancora vivo. Il protagonista cerca nel cielo un astro che possa guardarlo con la stessa dolcezza di un tempo, come se volesse ritrovare una presenza perduta dentro qualcosa di eterno.
L’immagine della “pagina di un libro che non potrò mai più leggere” rappresenta il passato: un capitolo della vita chiuso per sempre, che continua però a vivere nella memoria e nel cuore.
Nonostante la malinconia, il finale lascia una piccola luce di speranza: “La notte prima o poi finirà”. È il segno che, anche dopo il dolore e la nostalgia, il tempo continua a scorrere e può ancora riportare un nuovo giorno.




Resta cu’mee

Testo:

Resta cu’mee quanno ‘o sole è scuro, quann ‘o tiemp è amaro  resta cu’mme. Resta cu’mme quanno ‘a luna luce ca ‘e lacreme d’ammore scennene  e ce guardamm io e te.

Cierti parole fanno male, ma ‘a gelusia, da quanno ‘a notte nun t’abbraccio chiù, me fa sunnà semp a te! Resta cu’mme ca ‘a sera sta furnenne,  dimane è natu juorno, juorno pe’ te e pure pe’ me.

Resta cu’mme quanno ‘o cielo è scuro ca ‘a notte fa paura, tu strignete a me. Resta cu’mme into ‘o male e into ‘o bene ca ‘o tren passa e nuie… saglimme oje nè!  resta cu’mme!

A vote dico assaje parole  e saccio pure ca fann male a te, ma c’aggia fà?! So’ fatto accussì! Resta cu’mme quanno ‘o cielo è scuro e l’acqua è n’atu culor, tu biv cu’mme,  sul cu’mme.

Descrizione:

Questo testo racconta un amore fragile ma profondissimo, vissuto tra paura di perdere l’altra persona, malinconia e bisogno di restare uniti nonostante le difficoltà. L’atmosfera è intensa e notturna: il cielo scuro, la luna, le lacrime e il tempo amaro diventano immagini che rappresentano la solitudine e l’insicurezza del protagonista.
Il ritornello “Resta cu’mme” è una supplica sincera: non è solo una richiesta d’amore, ma quasi un bisogno vitale di presenza, conforto e protezione reciproca. La gelosia, i silenzi e le parole che feriscono mostrano un rapporto reale, imperfetto, dove si soffre ma si continua ad amare profondamente.
C’è anche una forte idea di speranza: nonostante la sera stia finendo e la notte faccia paura, arriva sempre “n’atu juorno”, un nuovo giorno per entrambi. Il treno che passa simboleggia il tempo e le occasioni della vita: i due amanti devono scegliere di salirci insieme, affrontando il viaggio mano nella mano.
Il napoletano rende tutto ancora più autentico e caldo, trasformando il brano in una confessione intima, dolce e tormentata allo stesso tempo, con un forte sapore romantico e popolare.



Acqua e vento

Testo:

Chiamami tu e forse ti risponderò, malgrado tutto il male che mi fai.
Cercami tu nel cuore della notte; se non agirò, starò sognando te…che immagino cambierai.

Ama questo mare e l’immensità che c’è. Ti sei persa senza mai rispondere a un perché.Guardami negli occhi, un altro uomo vedrai. Porto una ferita in me, non so se ne andrà.

Lasciami un po’ riscrivere la storia; ci vorrà tempo, ma deciso io.
Tutto sarà un mondo di passione. Non sarò un cassetto che non apri mai:
ma quanti sogni possono uscire.

Apriti, amore,non rinunciare perché siamo acqua e vento che sfidano il tempo ormai.
Cercami adesso, chissà domani che avverrà! Ti sei resa conto che ami solo me
e puoi ridisegnare il tuo uomo, che è sempre stato pazzo di te; chiamami se vuoi.

Chiamami, amore! Ora ho capito perché eri spenta senza mai vedere luce in me
Ama questo mare e l’immensità che c’è! Ci sarà un’onda che ci porterà con sé! Ci porterà con sé.

Descrizione:

Questo testo racconta un amore ferito ma ancora profondamente vivo, sospeso tra dolore, speranza e desiderio di rinascita. La voce del protagonista è quella di qualcuno che ha sofferto molto, ma che non riesce a spegnere il sentimento che prova. Nonostante il male ricevuto, rimane aperta la possibilità di un ritorno, di una chiamata, di un nuovo inizio.
Il mare e l’immensità diventano simboli centrali del brano: rappresentano la libertà, il tempo, le emozioni profonde e la forza dell’amore che continua a muoversi come un’onda, anche dopo le ferite. C’è un forte contrasto tra malinconia e speranza: da una parte il dolore di sentirsi dimenticato o mai davvero compreso, dall’altra la volontà di riscrivere la storia e trasformare la sofferenza in passione e rinascita.
Il testo trasmette anche maturazione emotiva. Il protagonista cambia, si guarda dentro, riconosce le proprie ferite ma desidera ancora essere scelto e amato. L’immagine del “cassetto che non apri mai” suggerisce sogni, emozioni e parti di sé rimaste chiuse troppo a lungo. Nel ritornello emerge invece una forza romantica intensa: due persone paragonate ad “acqua e vento”, elementi impossibili da fermare, capaci di sfidare il tempo e il destino.
L’atmosfera generale è nostalgica, cinematografica e passionale, con un tono molto melodico e poetico. Ricorda le grandi ballate italiane d’amore, dove il sentimento è vissuto in maniera totale, fragile ma intensa, tra confessione intima e slancio romantico.